Imbottito di antibiotici e costretto a casa dall’influenza galoppante, disintossico fegato e polmoni facendo mente locale su ciò che è stato il mio Natale. A tre giorni dal rientro a Roma, qualche risposta raffiora dalle mie membra stanche. Ciò che è certo, e che non finirà facilmente sotto il tappeto dei ricordi da nulla, è che sono stati dieci giorni (intendiamoci, dalle 17 alla chiusura dei locali, tutti) vissuti: tra sorrisi, spintoni, emozioni.Per il nuovo anno, sul comodino giace La casa del sonno di Jonathan Coe, che per un machiavellico scherzo del destino mi ritrovo a leggere dopo non essere riuscito a regalare. Il caso è stato comunque gentile, perché il romanzo, peraltro più volte consigliatomi da amici e conoscenti, si offre al lettore veloce e impegnativo al modo giusto. Che poi tutto ruoti attorno alla dimensione doppia del sogno e del ricordo, non può che giocare a mio favore, essendo questi segmenti dell’esistenza da cui mi sono sentito sempre attratto. La partita si gioca in un alloggio di Ashdown, località non distante da Londra: residenza universitaria nei primi anni Ottanta, clinica in cui si cura la narcolessia e si sperimenta qualcosa di oscuro dodici anni dopo. Tra presente e passato, i protagonisti, da studenti diventati adulti, cercano di consegnare un senso alle loro esistenze, alla ricerca di verità affossate da troppe ore di sonno, o rese impercettibili dall’incapacità di chiudere gli occhi anche solo per un istante.
Aveva pensato che ci fosse qualcosa di strano in quelle stanze della Dudden Clinc, e finalment capiva cosa: benché fornite di armadi, lavabi, cassettoni, scrivanie, sedi e ogni altra pertinenza dell’ospitalità alberghiera, non contenevano letti: il che era perfettamente giustificato. Alle ventidue e trenta esatte, lavati e abbigliati per notte, i tredici pazienti lasciavano l stanze diurne e si disponevano a dormire sotto osservazione nelle tredici piccole ed essenziali camere da letto – ciascuna collegata a una cabina d’osservazione – che occupavano la maggior parte del piano terra. In tutta la clinica non c’era bisogno di altri letti. Eppure, Terry continuava a trovare strano che non ce ne fosse uno lungo la parete di fondo di questa stanza: che, come ben ricordava, era quella occupata da Robert nel suo ultimo anno di università e che per il resto pareva del tutto immutata
Jonathan Coe
La casa del sonno
Universale economica Feltrinelli
1997
pp. 305
8 euro
1 commenti:
Bello, l'ho letto anche io:
http://myowndesertplaces.blogspot.com/2011/04/la-casa-del-sonno.html
Luca
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