sabato 4 dicembre 2010

Oltre il muro

Cosa è accaduto in questi sei mesi di silenzio? Niente di particolare, in fondo. Soliti orari, soliti ritmi, solite ferie, solito tutto. È nato un nuovo progetto, Rubric, di cui mi assumo ogni responsabilità di fronte alla critica e alla Legge insieme ad altri cinque soggetti. Ed è sprofondato in una alienante apnea l’idea di Scrivo Libero. Il perché, francamente, non lo so. So però che a me è mancato, ogni tanto. Non è mancato a qualche stronzo che ci ha iniettato dentro robaccia fra i commenti, ma saprò assaporare nel giusto modo la mia vendetta. Intanto riprendo, almeno per questo fine settimana, il mio personale percorso. Viaggio verso Bologna e chiudo l’ultimo dei cinque racconti del maestro Jean-Paul Sartre inseriti nella raccolta Il muro. L’infanzia d’un capo è, a mio modo di vedere, il più penetrante. Perché, per più di un aspetto come ne La nausea che lessi un anno fa di questi tempi, non c’è scampo per il soggetto psicoanalizzato: di fronte alla più tagliente delle penne esistenzialiste, egli non può che lasciarsi far denudare e accettare, senza opposizione, il destino della verità di fronte a se stesso.

Dall’altro lato della strada, una landa grigiastra, oppressa, screpolata si lasciava scivolare fino al fiume. Nessuno vedeva Luciano, nessuno lo udiva; egli saltò su ed ebbe l’impressione che i suoi movimenti non incontrassero alcuna resistenza, neppure quella della pesantezza. Stava in piedi, adesso, sotto una cortina di nuvole grigie; era come se esistesse nel vuoto! «Questo silenzio…» pensò. Era più che silenzio, era il nulla. Attorno a Luciano la campagna era straordinariamente tranquilla e molle, inumana; pareva volesse farsi piccola piccola e trattenesse il respiro per non disturbarlo. «E quando l’artigliere ritornò alla guarnigion!...» Il suono gli si spense sulle labbra come una fiamma nel vuoto: Luciano era solo, senz’ombra, senza eco, in mezzo a quella natura troppo discreta, che non pesava. Si riscosse e tentò di riafferrare il filo dei suoi pensieri. «Son fatto per l’azione. Innanzitutto ho dello slancio: posso fare qualche sciocchezza ma non vado mai lontano perché so riprendermi. Sono moralmente sano», pensò. Ma si arrestò facendo una smorfia di disgusto, tanto gli sembrava assurdo parlare di «sanità morale» su quella strada bianca attraversata da bestie agonizzanti.

Il muro
Jean-Paul Sartre
Einaudi - ET Scrittori - 287
pp. 209

10,50 euro

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